Inverno 2013 Clean Copy

Zara & S, in Italiano, cominciato nell'inverno 2012/2013
Tina (personaggio originale), Sebastian...
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Zara
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Inverno 2013 Clean Copy

Post by Zara »

"La signora Tina è sempre stata molto gentile con noi", disse Kipper a Padre con calore, "e quando siamo andati a portarle la candela di Winterfest si vedeva bene che era davvero molto triste, anche se cercava di non farlo vedere". Eric annuì, serio in volto. I due ragazzini erano corsi nel grande studio ingombro di libri appena tornati dal giro delle consegne, preoccupati per la dolce, anziana signora che tutti i bambini dei tunnel amavano molto.

Padre si tolse gli occhiali. "Cosa ti ha fatto pensare che la signora Tina fosse triste?", chiese. Kipper rispose: "Quando le abbiamo dato la candela ha sorriso, ma non ha parlato per tanto tempo. Poi quando Eric le ha raccontato del nuovo ingresso vicino al suo appartamento ha solo fissato la candela". Eric aggiunse: "E sembrava stanca. Pensi che sia malata, Padre?". L'anziano medico sorrise ai ragazzi. "Essere tristi non significa necessariamente che la signora Tina sia malata, Kipper. Ma penso che le scriverò oggi, se questo darà conforto alle vostre preoccupazioni".

"E se vuoi le portiamo noi la lettera!" disse Eric con entusiasmo. Padre scompigliò i capelli al ragazzino dicendo: "Le consegne delle candele hanno già rubato tanto tempo alle vostre lezioni. Stavo pensando di chiedere a Vincent di farlo, che ne dite?".

Eric diede un'occhiata a Kipper. "Immagino che andrebbe bene". Kipper alzò le spalle e disse: "Sì, la signora Tina dice sempre che Vincent ama prendere libri in prestito da lei. Vincent potrebbe portare la tua lettera e chiederle un libro.". Il volto del ragazzo si illuminò. "Il suo grande libro rosso pieno di storie di animali...". Eric interruppe: "Sono favole". Kipper continuò: "Sì, con grandi figure! Forse Vincent si farà dare quel libro e ce lo leggerà". Padre disse annuendo: "Gli ricorderò il tuo interesse. Ora invece, a proposito dei vostri libri?". I ragazzi gli sorrisero e si allontanarono in fretta, e dalla cima dei gradini di ferro corsero insieme verso il dormitorio.

Padre li guardò uscire, pensando che davvero da un po' di tempo non aveva notizie della dolce insegnante in pensione che Vincent adorava fin da quando era un adolescente timido e dalla curiosità letteraria insaziabile, e lei lo riforniva di libri, coccole e caramelle. Si rimise gli occhiali, prese la stilografica e un foglio di carta, e cominciò a scrivere.

Più tardi quella sera, Padre stava inserendo nuove candele in diversi suoi candelabri quando Vincent entrò nella biblioteca. Padre guardò il suo alto figlio adottivo attraversare la stanza verso il tavolo al centro. "Volevi parlare con me dopo cena, Padre?", chiese Vincent. "Sì". Padre posò una candela sul tavolo e infilò una mano nella tasca del gilet. "Riguarda la signora Tina". Tirò fuori una busta con scritto il nome della buona insegnante e la dette a suo figlio.

"La signora Tina non sta bene, Padre", disse Vincent con voce sommessa, prendendo la lettera.

"Oh? Hai ricevuto sue notizie?".

Vincent sorrise, e sedette al tavolo, rigirando la lettera fra le mani. "C’è qualcuno che è molto affezionato alla signora Tina, lo sai, vero?". Padre sorrise a sua volta, cogliendo al volo l’allusione al tenero, rispettoso sentimento che legava due fra i più cari Aiutanti dei tunnel. "E l’ultima volta che Sebastian è venuto a intrattenere i ragazzi, mi ha parlato di lei", continuò Vincent.

Padre disse: "Presumo che non sia strettamente una questione medica, o saresti venuto subito da me". Vincent guardò pensieroso la busta. "Sebastian ha detto che la sua artrite è peggiorata quest'inverno". La sua voce si fece triste. "E sua nipote ha deciso che la signora Tina dovrebbe andare in una casa di riposo. Hanno litigato. La signora Tina ha detto a Sebastian di non preoccuparsi. Ma che crede che lei sia preoccupata. Ha detto che ha bisogno di tempo per pensare a cosa fare". Vincent guardò in alto, al mondo di Sopra. "Come può essere che la sua famiglia voglia mandarla via da casa sua?".

"Vincent, hai ancora delle illusioni sul mondo di Sopra?" chiese Padre con un'espressione amara sul viso.

Vincent sospirò. "Credo che di illusioni me ne rimangano sempre meno con ogni anno che passa". Si infilò la lettera del padre nella tasca del gilet. "Tu e i bambini avete ragione, Padre. È tempo di fare visita alla signora Tina. Penso che andrò subito ". Padre disse: "Vincent, a più tardi". Sorridendo, Vincent toccò la mano di Padre. "A dopo". Si alzò e uscì dalla biblioteca.

Dirigendosi verso il tunnel che lo avrebbe condotto all'uscita più vicina alla casa della cara amica, ripensò alla frase detta a Padre. Il mondo di Sopra, così contraddittorio, così affascinante... il mondo della signora Tina e della sua nipote indifferente, il mondo del caro Sebastian... il mondo di Catherine.

Erano quasi le nove quando Vincent arrivò nel vicolo dietro la casa della signora Tina. I suoi occhi brillavano dalle profondità del suo cappuccio mentre si guardava intorno per vedere se qualcuno era nelle vicinanze. Non rilevando alcuno, Vincent scalò la veranda della porta sul retro della sua amica. Guardò attraverso la finestra e vide l'anziana donna seduta in silenzio al tavolo. Vincent bussò sul vetro con gli artigli. La signora Tina alzò gli occhi e vide l'ombra della sua mano. Si alzò subito ad aprire la porta.

"Vincent! Che bella sorpresa! Sono appena venuti i ragazzi a portarmi la candela di Winterfest. Non immaginavo di vedere anche te così presto", esclamò mentre un sorriso le illuminava il volto.

Mentre lei parlava, Vincent entrò in cucina e la signora Tina chiuse la porta. La sua improvvisa felicità per l'arrivo del suo ospite riempiva la stanza come profumo. "È bello vederti, cara amica", Vincent disse. "Non posso aspettare fino a Winterfest". Alla menzione del festival il suo sorriso vaccilò. Vincent aspettò che parlasse, ma non disse nulla. Dolcemente Vincent disse: "Ho parlato con Sebastian. Padre ha parlato con i ragazzi. Sono tutti un po' preoccupati. E ora vedo anch'io perchè si sono turbati". Mentre la sua luminosa felicità svaniva, l'anziana donna annuì.

"Vieni, Vincent, siediti", disse spostando una delle sedie accanto al tavolo. "Ti va un po' di té? Ho fatto i biscotti con la Nutella proprio ieri... " aggiunse voltandosi in fretta verso la credenza e prendendo un vassoio. Vincent percepì il suo bisogno di riordinare le idee dedicandosi alle occupazioni consuete... e i biscotti con la Nutella della signora Tina erano leggendari. Con un sorriso accettò l'offerta, e si accomodò sulla sedia, disposto ad aspettare tutto il tempo necessario alla cara signora per sentirsi a suo agio abbastanza da sfogarsi.

Presero il té e chiacchierarono. Vincent mangiò di gusto tre biscotti mentre ascoltava la signora Tina parlare del simpatico negozio di libri che aveva trovato nel Village, e della nuova ricetta che il suo vicino di casa le aveva passato ieri, e del dono di Sebastian di un bouquet di fiori di carta che profumava di vere rose, che le aveva dato la scorsa settimana. Dopo un po', i silenzi tra le sue frasi si allungarono e la signora Tina divenne tranquilla. Poi alzò gli occhi dalla tazza da tè mezza vuota. "Grazie per l'ascolto, Vincent".

Vincent le rivolse un caldo sorriso, e posando la sua tazza disse: "Sono qui per ascoltare anche il resto, Tina".

"Ho tanta paura, Vincent. Capisci? Io credo di sì". Le sue dita gonfie stringevano con cura la tazza. "Quando sono andata alla libreria e sono tornata, ero troppo stanca per leggere il libro che ho portato a casa. La mia amica mi ha dato una nuova ricetta del pane e le mie mani non riescono a impastare". Sospirò. "Lunedì sono caduta dalle scale mentre mia nipote era in visita. I lividi erano lievi, ma ero sconvolta. Maura dice che c'è un'altra scelta. Vuole mandarmi in un posto dove non posso portare la mia collezione di libri, dove non posso cuocere il pane o i biscotti o qualsiasi altra cosa. Dovrei lasciare la mia vicina di casa, e vivere in una stanza lontano dai parchi... e dai tunnel". La signora Tina bevve un sorso di tè. Tristemente disse: "È come la minaccia di una prigione dove non c'è luce". Poi sollevò un asciugamano sul tavolo per rivelare la sua candela rosso, arancio, e bianca. "E non c'è Winterfest", disse.

"È molto triste, ma putroppo anche un problema molto diffuso, nel mio mondo". Stringendo forte la mano di Vincent, Catherine sospirò. "La gente è più sola, la vita è frenetica... e le persone più vulnerabili sono proprio gli anziani". La coppia camminava verso il cuore popolato dei tunnel, lentamente, gustando la meraviglia di rivedersi e di raccontarsi ciò che aveva loro riempito lo spirito dall'ultimo incontro, sicuri di trovare nell'altro una comprensione profonda e partecipe. "E tu che cosa le hai detto, Vincent?".

"Non sapevo che cosa dire. È una donna buona, gentile e saggia. È difficile per lei non sentirsi... tradita. Sentivo il suo dolore e la sua paura". Camminarono in silenzio per un momento. "Le ho detto di non perdersi d'animo, e che Winterfest è ancora possibile per lei. Le ho chiesto se potevo portare il suo problema al Consiglio. Ha accettato... ma ora trova difficile sperare. Ho paura per lei".

"Allora bisogna ridarle speranza", disse Catherine, pensosa. "Qualcosa di bello a cui guardare, da desiderare". Quasi inconsciamente rallentò il passo seguendo il flusso dei suoi pensieri, e Vincent poteva quasi percepire il suo cuore e la sua mente che affrontavano il problema con determinazione e compassione. Un sussulto di amore per questa donna generosa e volitiva gli riempì l'anima. "Talvolta", proseguì Catherine, "e specialmente negli anziani, sembra che tutto sia già stato detto e vissuto, che non vi sia più nulla da sperare... ". E con un piccolo sorriso e un lampo malizioso negli occhi aggiunse: "Dimmi qualcosa di più di Sebastian... "

"Ah. A Sebastian non mancano energia e speranza. Ricordi quello che hai visto Winterfest l'anno scorso? È come si comporta sempre. Il suo personaggio è il suo scudo. Non l'ho mai visto fuori dal personaggio. Ma forse la signora Tina ha visto il vero Sebastian. Sono amici intimi. Condividono un particolare tipo di affetto". I suoi occhi scintillarono mentre aggiunse: "Forse qualcosa di più".

"La signora Tina è sempre stata molto gentile con noi", disse Kipper a Padre con calore, "e quando siamo andati a portarle la candela di Winterfest si vedeva bene che era davvero molto triste, anche se cercava di non farlo vedere". Eric annuì, serio in volto. I due ragazzini erano corsi nel grande studio ingombro di libri appena tornati dal giro delle consegne, preoccupati per la dolce, anziana signora che tutti i bambini dei tunnel amavano molto.

Padre si tolse gli occhiali. "Cosa ti ha fatto pensare che la signora Tina fosse triste?", chiese. Kipper rispose: "Quando le abbiamo dato la candela ha sorriso, ma non ha parlato per tanto tempo. Poi quando Eric le ha raccontato del nuovo ingresso vicino al suo appartamento ha solo fissato la candela". Eric aggiunse: "E sembrava stanca. Pensi che sia malata, Padre?". L'anziano medico sorrise ai ragazzi. "Essere tristi non significa necessariamente che la signora Tina sia malata, Kipper. Ma penso che le scriverò oggi, se questo darà conforto alle vostre preoccupazioni".

"E se vuoi le portiamo noi la lettera!" disse Eric con entusiasmo. Padre scompigliò i capelli al ragazzino dicendo: "Le consegne delle candele hanno già rubato tanto tempo alle vostre lezioni. Stavo pensando di chiedere a Vincent di farlo, che ne dite?".

Eric diede un'occhiata a Kipper. "Immagino che andrebbe bene". Kipper alzò le spalle e disse: "Sì, la signora Tina dice sempre che Vincent ama prendere libri in prestito da lei. Vincent potrebbe portare la tua lettera e chiederle un libro.". Il volto del ragazzo si illuminò. "Il suo grande libro rosso pieno di storie di animali...". Eric interruppe: "Sono favole". Kipper continuò: "Sì, con grandi figure! Forse Vincent si farà dare quel libro e ce lo leggerà". Padre disse annuendo: "Gli ricorderò il tuo interesse. Ora invece, a proposito dei vostri libri?". I ragazzi gli sorrisero e si allontanarono in fretta, e dalla cima dei gradini di ferro corsero insieme verso il dormitorio.

Padre li guardò uscire, pensando che davvero da un po' di tempo non aveva notizie della dolce insegnante in pensione che Vincent adorava fin da quando era un adolescente timido e dalla curiosità letteraria insaziabile, e lei lo riforniva di libri, coccole e caramelle. Si rimise gli occhiali, prese la stilografica e un foglio di carta, e cominciò a scrivere.

Più tardi quella sera, Padre stava inserendo nuove candele in diversi suoi candelabri quando Vincent entrò nella biblioteca. Padre guardò il suo alto figlio adottivo attraversare la stanza verso il tavolo al centro. "Volevi parlare con me dopo cena, Padre?", chiese Vincent. "Sì". Padre posò una candela sul tavolo e infilò una mano nella tasca del gilet. "Riguarda la signora Tina". Tirò fuori una busta con scritto il nome della buona insegnante e la dette a suo figlio.

"La signora Tina non sta bene, Padre", disse Vincent con voce sommessa, prendendo la lettera.

"Oh? Hai ricevuto sue notizie?".

Vincent sorrise, e sedette al tavolo, rigirando la lettera fra le mani. "C’è qualcuno che è molto affezionato alla signora Tina, lo sai, vero?". Padre sorrise a sua volta, cogliendo al volo l’allusione al tenero, rispettoso sentimento che legava due fra i più cari Aiutanti dei tunnel. "E l’ultima volta che Sebastian è venuto a intrattenere i ragazzi, mi ha parlato di lei", continuò Vincent.

Padre disse: "Presumo che non sia strettamente una questione medica, o saresti venuto subito da me". Vincent guardò pensieroso la busta. "Sebastian ha detto che la sua artrite è peggiorata quest'inverno". La sua voce si fece triste. "E sua nipote ha deciso che la signora Tina dovrebbe andare in una casa di riposo. Hanno litigato. La signora Tina ha detto a Sebastian di non preoccuparsi. Ma che crede che lei sia preoccupata. Ha detto che ha bisogno di tempo per pensare a cosa fare". Vincent guardò in alto, al mondo di Sopra. "Come può essere che la sua famiglia voglia mandarla via da casa sua?".

"Vincent, hai ancora delle illusioni sul mondo di Sopra?" chiese Padre con un'espressione amara sul viso.

Vincent sospirò. "Credo che di illusioni me ne rimangano sempre meno con ogni anno che passa". Si infilò la lettera del padre nella tasca del gilet. "Tu e i bambini avete ragione, Padre. È tempo di fare visita alla signora Tina. Penso che andrò subito ". Padre disse: "Vincent, a più tardi". Sorridendo, Vincent toccò la mano di Padre. "A dopo". Si alzò e uscì dalla biblioteca.

Dirigendosi verso il tunnel che lo avrebbe condotto all'uscita più vicina alla casa della cara amica, ripensò alla frase detta a Padre. Il mondo di Sopra, così contraddittorio, così affascinante... il mondo della signora Tina e della sua nipote indifferente, il mondo del caro Sebastian... il mondo di Catherine.

Erano quasi le nove quando Vincent arrivò nel vicolo dietro la casa della signora Tina. I suoi occhi brillavano dalle profondità del suo cappuccio mentre si guardava intorno per vedere se qualcuno era nelle vicinanze. Non rilevando alcuno, Vincent scalò la veranda della porta sul retro della sua amica. Guardò attraverso la finestra e vide l'anziana donna seduta in silenzio al tavolo. Vincent bussò sul vetro con gli artigli. La signora Tina alzò gli occhi e vide l'ombra della sua mano. Si alzò subito ad aprire la porta.

"Vincent! Che bella sorpresa! Sono appena venuti i ragazzi a portarmi la candela di Winterfest. Non immaginavo di vedere anche te così presto", esclamò mentre un sorriso le illuminava il volto.

Mentre lei parlava, Vincent entrò in cucina e la signora Tina chiuse la porta. La sua improvvisa felicità per l'arrivo del suo ospite riempiva la stanza come profumo. "È bello vederti, cara amica", Vincent disse. "Non posso aspettare fino a Winterfest". Alla menzione del festival il suo sorriso vaccilò. Vincent aspettò che parlasse, ma non disse nulla. Dolcemente Vincent disse: "Ho parlato con Sebastian. Padre ha parlato con i ragazzi. Sono tutti un po' preoccupati. E ora vedo anch'io perchè si sono turbati". Mentre la sua luminosa felicità svaniva, l'anziana donna annuì.

"Vieni, Vincent, siediti", disse spostando una delle sedie accanto al tavolo. "Ti va un po' di té? Ho fatto i biscotti con la Nutella proprio ieri... " aggiunse voltandosi in fretta verso la credenza e prendendo un vassoio. Vincent percepì il suo bisogno di riordinare le idee dedicandosi alle occupazioni consuete... e i biscotti con la Nutella della signora Tina erano leggendari. Con un sorriso accettò l'offerta, e si accomodò sulla sedia, disposto ad aspettare tutto il tempo necessario alla cara signora per sentirsi a suo agio abbastanza da sfogarsi.

Presero il té e chiacchierarono. Vincent mangiò di gusto tre biscotti mentre ascoltava la signora Tina parlare del simpatico negozio di libri che aveva trovato nel Village, e della nuova ricetta che il suo vicino di casa le aveva passato ieri, e del dono di Sebastian di un bouquet di fiori di carta che profumava di vere rose, che le aveva dato la scorsa settimana. Dopo un po', i silenzi tra le sue frasi si allungarono e la signora Tina divenne tranquilla. Poi alzò gli occhi dalla tazza da tè mezza vuota. "Grazie per l'ascolto, Vincent".

Vincent le rivolse un caldo sorriso, e posando la sua tazza disse: "Sono qui per ascoltare anche il resto, Tina".

"Ho tanta paura, Vincent. Capisci? Io credo di sì". Le sue dita gonfie stringevano con cura la tazza. "Quando sono andata alla libreria e sono tornata, ero troppo stanca per leggere il libro che ho portato a casa. La mia amica mi ha dato una nuova ricetta del pane e le mie mani non riescono a impastare". Sospirò. "Lunedì sono caduta dalle scale mentre mia nipote era in visita. I lividi erano lievi, ma ero sconvolta. Maura dice che c'è un'altra scelta. Vuole mandarmi in un posto dove non posso portare la mia collezione di libri, dove non posso cuocere il pane o i biscotti o qualsiasi altra cosa. Dovrei lasciare la mia vicina di casa, e vivere in una stanza lontano dai parchi... e dai tunnel". La signora Tina bevve un sorso di tè. Tristemente disse: "È come la minaccia di una prigione dove non c'è luce". Poi sollevò un asciugamano sul tavolo per rivelare la sua candela rosso, arancio, e bianca. "E non c'è Winterfest", disse.

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"È molto triste, ma purtroppo è un problema molto diffuso, nel mio mondo". Stringendo forte la mano di Vincent, Catherine sospirò. "La gente è più sola, la vita è frenetica... e le persone più vulnerabili sono proprio gli anziani". La coppia camminava verso il cuore popolato dei tunnel, lentamente, gustando la meraviglia di rivedersi e di raccontarsi ciò che aveva loro riempito lo spirito dall'ultimo incontro, sicuri di trovare nell'altro una comprensione profonda e partecipe. "E tu che cosa le hai detto, Vincent?".

"Non sapevo che cosa dire. È una donna buona, gentile e saggia. È difficile per lei non sentirsi... tradita. Sentivo il suo dolore e la sua paura". Camminarono in silenzio per un momento. "Le ho detto di non perdersi d'animo, e che Winterfest è ancora possibile per lei. Le ho chiesto se potevo portare il suo problema al Consiglio. Ha accettato... ma ora trova difficile sperare. Ho paura per lei".

"Allora bisogna ridarle speranza", disse Catherine, pensosa. "Qualcosa di bello a cui guardare, da desiderare". Quasi inconsciamente rallentò il passo seguendo il flusso dei suoi pensieri, e Vincent poteva quasi percepire il suo cuore e la sua mente che affrontavano il problema con determinazione e compassione. Un sussulto di amore per questa donna generosa e volitiva gli riempì l'anima. "Talvolta", proseguì Catherine, "e specialmente negli anziani, sembra che tutto sia già stato detto e vissuto, che non vi sia più nulla da sperare... ". E con un piccolo sorriso e un lampo malizioso negli occhi aggiunse: "Dimmi qualcosa di più di Sebastian... "

"Ah. A Sebastian non mancano energia e speranza. Ricordi quello che hai visto Winterfest l'anno scorso? È come si comporta sempre. Il suo personaggio è il suo scudo. Non l'ho mai visto fuori dal personaggio. Ma forse la signora Tina ha visto il vero Sebastian. Sono amici intimi. Condividono un particolare tipo di affetto". I suoi occhi scintillarono mentre aggiunse: "Forse qualcosa di più".

Catherine si arrestò all'improvviso, facendo fermare anche il suo compagno: "Ma allora basta fare una magia!". E allo sguardo divertito di Vincent, aggiunse: "La magia dell'amore... e senza trucchi!".

"Hmm." Vincent considerò le sue parole. Poi disse: "Vuoi venire con me a parlare con Sebastian? Hai tempo stasera?". Tenendo ancora la mano di Vincent, condividendo il suo contagioso senso dell'avventura, Catherine annuì. Vincent sorrise. "Vieni. Andremo in camera mia a prendere alcune cose che voglio portargli. Poi ti accompagno alla metropolitana. Credo che vedremo il nostro magico amico eseguire i suoi trucchi vicino a Times Square."

~*~*~

Seduta in metropolitana, in attesa di giungere alla stazione di Times Square, Catherine non poteva fare a meno di sorridere fra sé, guardandosi intorno e osservando la folla che riempiva la carrozza, ignara dello speciale passeggero che stava viaggiando con loro... sul tetto del vagone.

Catherine scese dal treno alla stazione che Vincent le aveva indicato e si guardò attorno in cerca di volti familiari. Non vide alcun segno di Vincent. Vide un anziano signore che indossava un abito nero sbrindellato, ma pulito, e un cappello a cilindro, da solo sulla piattaforma in attesa del prossimo treno. Tempismo perfetto, Vincent, pensò Catherine. Sorrise avvicinandosi all'uomo. "Ciao, Sebastian!" salutò.

Sorpreso, il distinto gentiluomo si esibì in uno scenografico inchino, esclamando: "Quale eterea visione rallegra questi oscuri recessi! A quale favorevole congiunzione astrale devo l'incommensurabile piacere?". E rialzandosi con fluido movimento estrasse da qualche piega del suo frac un piccolo fiore rosso di stoffa che porse a Catherine.

Catherine rise, deliziata dalla galanteria di Sebastian. Portò il fiore al naso, poi guardò il mago di strada, sorpresa. I petali di stoffa erano stati profumati con olio di rosa aromatico. Sebastian si tolse il cilindro con un altro piccolo inchino. Non trascurava alcun dettaglio delle sue performance. "E che cosa fa scendere il tuo radioso splendore fino al tuo umile servitore stasera?" chiese.

"Sono in missione... ", Catherine bisbigliò guardandosi intorno con aria da cospiratrice. Poi aggiunse, "e non sono sola... anche se non ho la minima idea di dove possa essere ora il mio compagno d'avventura". Il convoglio era ripartito, e la piattaforma era deserta, i viaggiatori scesi alla fermata insieme a Catherine si erano ormai allontanati.


Sebastian sorrise e offrì il braccio. Catherine lo prese, e quando lei fece un cenno verso una porta di servizio, il mago ve la accompagnò, attraversando la piattaforma. "Ora", disse, "non sarà mai che questa missione richieda codici segreti e maschere scure? Temo di aver lasciato cappa e spada a casa stasera".


"Oh, non credo che avremo bisogno di spade, e quanto alla cappa probabilmente basterà quella di Vincent... " rispose Catherine, scrutando l'angolo semibuio con la porta di servizio dove si stavano dirigendo. Le istruzioni di Vincent erano di portarvi Sebastian e attendere.

Non aspettarono a lungo. Poco dopo essere arrivati all'angolo semibuio, la mano di Vincent emerse dall'ombra e toccò il braccio di Sebastian. Era il tradizionale saluto dei tunnel: un silenzioso segno di riconoscimento e di accoglienza. "Venite", disse Vincent. "La strada è libera. venite con me nel passaggio segreto dove si può parlare".

La porta del passaggio era aperta alle sue spalle. Con un ennesimo inchino, Sebastian cedette il passo a Catherine, la seguì e Vincent richiuse dietro di loro la porta che gemette sui cardini arrugginiti. Catherine sorrise, guardandosi intorno nel corridoio illuminato da una fioca lampadina, che mostrava il muro scrostato e degli attrezzi abbandonati. Il pensiero della sua strana e affascinante doppia vita la colpì, non per la prima volta.

Vincent sorrise quando vide il fiore di Catherine. Disse, prendendo in giro Sebastian: "Spero che tu non abbia deciso di corteggiare la donna che amo". Sebastian scosse la testa. "No, amico mio. Ho solo fornito una piccola decorazione per esaltare la sua bellezza". Catherine inarcò le sopracciglia. "Quella donna è qui e vi sente!", disse.


Vincent le lanciò uno sguardo divertito e innamorato, e Sebastian gli sussurrò con finto spavento: “È qui, e sente… e credo che voglia qualcosa da me… mi ha rapito e portato qui da te!”.

Vincent rise, godendo della beffa. Conosceva Sebastian da tutta la vita, e lo amava. Il mago era un Aiutante generoso, e un amico devoto. Aveva coltivato le abitudini di un rispettabile gentiluomo inglese, leggero e cortese, i capelli bianchi e i baffi ben curati, e indossava sempre il suo abito di gala. "Mio caro signore", Vincent disse con un piccolo inchino, "Il vostro rapitore e io vi invitiamo a unirvi al nostro nefando progetto. Ora ve lo spieghiamo". Prese dalla tasca l'oggetto che aveva portato dalla sua camera: una grande chiave di ottone, e la mostrò ai suoi compagni.

"Mistero si assomma a mistero!" esclamò il mago sfregandosi le mani deliziato. "È la chiave di un tesoro? È la chiave del paradiso? La chiave del regno? La chiave del successo?... "

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